Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 4

Alla fine della fiera, a chi vanno i soldi che il lettore paga quando compra un libro?
 
I dati di cui dispongo sono da considerarsi indicativi e variano da editore ad editore, però rendono chiaramente l’idea di come si svolgano, in definitiva, le cose.
 
La ripartizione media del prezzo di copertina di ogni libro venduto è (in media) la seguente:
 
30 % alla libreria;
 
30% al distributore di cui
  • 15% come compenso del lavoro di distribuzione;
  • 10% come compenso per la commercializzazione e promozione dei titoli presso le librerie;
  • 5% per il servizio di deposito (gestione del magazzino) a favore della casa editrice;
 
40% all’editore.
 
Col suo 40% l’editore deve pagare
  • il 5% (o, al massimo il 10 %) all’autore per i diritti d’autore;
  • dal 20% a 15% per lo stampatore (il costo stampa libro va da un quinto a un settimo del prezzo di copertina). Nel calcolo del costo della stampa occorre tenere conto che una parte non trascurabile delle copie che vengono stampate non vengono vendute e, quindi, sul venduto l’incidenza effettiva della stampa è superiore a quella apparente;
  • il 4 % di Iva da versare allo Stato.
 
 
Quindi, tolte queste spese sempre presenti, all’editore resta circa il 15 % del prezzo di copertina col quale ci deve pagare una quota di tutte le sue spese generali di gestione e ritagliare il proprio guadagno.
 
Oltre alla grandi casa editrice, che comprensibilmente ha un potere contrattuale molto maggiore, ha la possibilità di abbassare i prezzi (o di incrementare il proprio margine) l’editore “non puro” che ingloba anche altre fasce della filiera produttiva-distributiva, quindi:
 
  • chi stampa direttamente (stampatore per sé e per altri);
  • chi commercializza in proprio o chi si gestisce il magazzino in proprio;
  • chi è anche distributore (distributore per sé e per altri);
  • chi non fa distribuzione del libro (si limita a stamparlo e metterlo su internet);
  • chi ha librerie proprie.
 
Per questo sul mercato possono giungere con prezzi sostanzialmente diversi libri che hanno aspetto e caratteristiche tecniche simili. Magari un libro è prodotto da un editore puro, mentre l’altro è prodotto da un editore che ha anche delle librerie proprie. Il secondo, quindi, mentre sui libri distribuiti mediante terzi ha lo stesso margine (lordo) del 40 % dell’editore puro, sui libri venduti nei propri punti vendita introita il 100 % (lordo) del prezzo di copertina. Ha quindi un margine medio più alto e può praticare un prezzo più basso. 
 
 
Quindi, concludendo, se un libro ha un prezzo di copertina di € 16, la ripartizione del prezzo è grosso modo la seguente:
  • Libreria € 4,8
  • Distributore € 4,8
  • Stampa € 2,4
  • Iva € 0,6
  • Autore € 0,8
  • Editore € 2,6
 
Gli editori, quindi, soprattutto i piccoli, paiono non avere margini tali da arricchirli.
 
In tutta questa storia, però, non sembrano guadagnare poi troppo neppure i librai.
 
Segue…
 
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Info Sergio Calamandrei
Scrivo: vedi www.calamandrei.it Ho pubblicato due romanzi, un saggio e vari racconti che nel complesso formano il Progetto SESSO MOTORE ( www.calamandrei.it/sessomotore.htm ). Oltre a ciò, vari altri racconti. scrivere@calamandrei.it

8 Responses to Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 4

  1. CristinaFlo says:

    …io credevo che la libreria ci guadagnasse molto di più…. certo, andando ad osservare quello cha finisce nelle tasche dell’editore…. almeno a me… viene male, perchè è chiaro deve puntare alle cose che renderanno in termini di profitto. sennò lui non ci sta dentro. mi sbaglio?

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  2. Ciao Sergio, dunque pure tu eri di Comunione domenica 13 maggio, ci avrebbe fatto piacere salutarti. Leggendo i tuoi post, vedo che sei riuscito in un proposito nel quale io ho fallito anche quest’anno. Il salone del libro a Torino….sono 10 anni che mi propongo di visitarlo, ma non ci sono mai riuscita. Quest’anno, era tutto alla perfezione, 2 giorni liberi da lavoro, nessuna Conferenza o Convegno a cui dover obbligatoriamente partecipare e… ed ecco che spunta la Comunione dell’unica nipote che abbiamo tra me e Peter. Non partecipare alla cerimonia e a tutto quello che il carrozzone prevede, era un modo per creare crisi familiari. E anche quest’anno passo.
    Quando usciranno le date del salone del prossimo anno, mi mettero’ in lista per le ferie, anche se fosse dicembre devo prenotarle assolutamente.
    Ciao saluti
    heidiepeter

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  3. scriverecala says:

    @HeP alla Fiera di Torino merita farci un giro, almeno una volta. Speriamo che l’anno prossimo sia la vostra volta buona.

    @cristina Il discorso è abbastanza complesso. Innanzitutto bisogna distinguere tra grandi e piccoli editori. I grandi hanno anche fonti di introito ulteriori (vedi finanziamenti e contributi) e poi, grazie alla loro forza distributiva anche dei libri che vanno male riescono comunque a venderne un certo numero di copie, così da limitare i danni. L’utile lo fanno sui libri che vanno bene, e pubblicandone diversi è più facile che azzecchino qualche successo.

    Il piccolo editore, invece, sa a priori che comunque non guadagnerà grandi cifre con il libro di un autore non conosciuto. Dunque deve cercare di non perdere mai quando pubblica un titolo e deve avere la ragionevole speranza, come minimo, di recuperare le spese.

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  4. akio says:

    bellissimo e interessantissimo post!
    è la prima volta che trovo una spiegazione così chiara. dovrebbe essere appesa in tutte le librerie d’italia!

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  5. akio says:

    la cifra che va al distributore mi sembra esagerata

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  6. scriverecala says:

    Sembra esagerata anche agli editori.

    Ma sono i grandi distributori a fare la fortuna o la disgrazia di un certo libro.

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  7. post illuminante..mi hai chiarito molto esaurientemente la situazione..cavolo ha ragion eakio..la cifra dei distributori è eccessiva..io credevo che l’autore ci guadagnasse di piu’..
    Cam

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  8. sedge says:

    Interessantissimo.
    Io immaginavo che l’autore prendesse più o meno quei soldi, ma che la distribuzione fosse così incidente no.
    Salta agli occhi che editori che siano grandi abbastanza per avere o controllare distribuzione e librerie proprie sono dei monopolisti.
    Ora mi spiego molto meglio le grandi catene di librerie e la sempre più rareftta presenza di piccole realtà.

    Concordo con akio che una spiegazione del genere dovrebbe essere comunicata quanto più possibile.

    OT.
    Grazie Sergio per gli auguri.

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