La selezione delle opere – LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più – 8 di 9

LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più

 Breve guida

·        per aiutare gli scrittori a valutare con chi pubblicare

·        per assistere agli editori nell’individuazione di strategie per la sopravvivenza

(qui la parte prima: Chi sopravvive sul mercato – Scomporre l’attività dell’editore in funzioni)

(qui la parte seconda: Le funzioni dell’editore – il miglioramento delle opere mediante l’editing)

(qui la parte terza: La produzione dell’oggetto libro)

(qui la parte quarta: L’attribuzione del codice ISBN)

(qui la parte quinta: L’assolvimento degli obblighi fiscali connessi ai libri)

(qui la parte sesta: La distribuzione dei libri)

(qui la parte settima: La promozione dei libri)

 

Parte ottava

La selezione delle opere

 

Scomporre il lavoro dell’editore nelle sue varie funzioni permette di rendersi meglio conto del motivo per cui alcuni scrittori, tanti piccoli editori e altri operatori del mondo dell’editoria ce l’hanno tanto con gli Editori A Pagamento. Gli EAP, infatti, negano in modo esplicito, e direi quasi programmatico, la funzione di selezione che invece è sempre stata considerata fondamentale per definire chi sia un editore. La battaglia contro gli EAP era una battaglia che non sarebbe mai stata vinta ma che presto diverrà superata perché il diffondersi del self-publishing determinerà l’estinzione degli EAP. Era però una battaglia che forse i vari operatori del mercato della scrittura hanno diretto verso il bersaglio sbagliato. Gli EAP erano infatti un bersaglio facile ed evidente ma non sono stati loro a determinare la situazione di crisi “ideologica” della figura dell’editore, né la crisi del mercato del libro. Le vendite degli EAP hanno sempre rappresentato una frazione infima delle vendite e non sono stati certo i loro libri a togliere spazio sugli scaffali delle librerie ad altre opere più meritevoli. In realtà, la funzione di selezione delle opere è stata tradita in primo luogo dai grandi editori. La grande editoria troppo spesso ha abbassato il livello dei suoi standard di selezione per un motivo molto semplice: gli editori più importanti hanno voluto mantenere il controllo sul mercato occupando più spazio possibile e hanno presidiato questi spazi anche quando non avevano niente di valido da proporre. In altri termini: pur di togliere spazi alla concorrenza, gli scaffali nelle librerie sono stati invasi pubblicando anche opere che non erano meritevoli di selezione. Questa politica di pubblicare più titoli possibile aveva anche il vantaggio di aumentare la possibilità di pescare il jolly, ovvero il successo editoriale inaspettato. Ma le grandi case editrici, nel combattere tra loro la battaglia per avere il presidio delle librerie, hanno anche raggiunto un risultato secondario ma comunque voluto: togliere spazio a piccoli e medi editori che magari avevano idee, autori e opere valide da proporre. In questo modo ai piccoli è stata tolta, o comunque resa difficilissima, la possibilità di crescere e di affacciarsi sul mercato migliorando la qualità dell’offerta.

I grandi editori hanno tradito così la funzione di selezione semplicemente perché dovevano pubblicare la maggior quantità possibile di libri. Spinti da questa necessità, hanno cercato strade facili per ampliare le vendite e hanno quindi pubblicato libri di persone famose ma che non avevano niente da dire in campo letterario, libri di personaggi televisivi, libri che facevano appello più bassi istinti del pubblico, talvolta veri e propri libri a pagamento, se per pagamento si intende l’acquisizione di benevolenze e utilità varie. Inoltre il fatto che doveva uscire un elevato numero di novità ogni anno, pur se si sapeva in partenza che molte avrebbero venduto ben poche copie, ha consentito ai direttori editoriali di portare alla pubblicazione libri di persone che avevano come unico merito quello di far parte di certi gruppi letterari o di essere amici degli amici o di aver frequentato certe scuole di scrittura. Tutto ciò ha abbassato il livello di qualità e piacevolezza dei libri. In generale, salvo meritevoli eccezioni, i grandi editori hanno seguito una strada che si sta rivelando fallimentare. Avrebbero potuto cercare di aumentare le vendite aumentando la qualità del prodotto, rendendo così sempre più appassionante l’esperienza del leggere e facendo amare la lettura a una platea sempre più vasta di soggetti, in modo da arrivare a una crescita lenta ma costante nel tempo della base dei lettori. Hanno invece preferito prendere la scorciatoia di inseguire i “non lettori”; si è quindi sempre cercato di far acquistare “una tantum” il “libro dell’anno” a quei soggetti che normalmente non leggono. Le grandi vendite si ottengono, infatti, solo quando quelli che normalmente sono “non lettori” corrono in massa a comprare un’opera. Ma a quei “non lettori” non sono proposti dei buoni libri che li facessero innamorare della lettura come forma di divertimento e passione ma si sono offerti dei “non libri”.  Alla fine, insistendo nel cercare di vendere “non libri” a “non lettori”, gli editori si sono persi per strada i possibili e i potenziali “veri lettori”.

Quante volte è capitato a chi scrive in modo sporadico e non professionale di aprire dei volumi pubblicati da grandi editori e di pensare: “ma io scrivo meglio di questo!”. Premesso che è difficile valutare sé stessi e che gli scrittori amatoriali tendono ad avere una opinione di sé non sempre obiettiva, se la avvilente scoperta di pessimi libri nei cataloghi editoriali si verifica con una certa frequenza, appare naturale che il lettore perda fiducia nell’editore e non sia più disposto a ritenerlo legittimato a svolgere la funzione di selezionatore di talenti.

L’editore ha perso di autorevolezza proprio sulla funzione che gli è sempre stata riconosciuta come caratterizzante: la selezione delle opere. Questa autorevolezza è stata minata dall’alto, per la tendenza dei grandi editori a seguire pedissequamente i gusti del pubblico riducendo sempre più i livelli di qualità, e dal basso, per la presenza massiccia degli EAP. Fino a ora la perdita di credibilità degli editori aveva ridotto il mercato del libro ma tale mercato era comunque rimasto saldamente in mano agli editori stessi, perché senza un editore, per definizione, non si poteva pubblicare. Ma con il Self-publishing ciò non è più vero. Non esiste più una selezione delle opere “prima” della pubblicazione perché ogni opera può essere liberamente pubblicata. Una funzione, però, se ha un’utilità su un mercato, deve comunque essere svolta. Se cambiano i tempi sarà svolta in maniera un po’ diversa, e magari da soggetti diversi da quelli che la svolgevano in passato. La selezione di cosa offrire ai potenziali lettori, a questo punto, non sarà più praticata sulle opere inedite, ma su quanto già pubblicato. In realtà, visto il livello mediamente basso di quanto viene pubblicato e la vastità enorme dell’offerta di nuove uscite, questa funzione di orientamento del pubblico verso una selezione di libri, effettuata con certi criteri, è sempre esistita. E’ stata svolta da critici professionali e, in tempi più recenti, da appassionati sulla rete e da comunità virtuali di lettori. Se non effettuata in maniera disinteressata, questa funzione di indirizzo rischia di trasformarsi presto in promozione, che dovrebbe essere tutta un’altra cosa. Anche i distributori di libri cartacei sinora sono intervenuti in modo pesante nella selezione del già pubblicato e tale intervento, non facilmente percepibile dai non addetti ai lavori, è stato guidato da criteri esclusivamente commerciali. La novità vera, alla fine, è solo che editori hanno perso una funzione che era loro propria e possono soltanto cercare di riconquistarla, lottando però a questo punto con altri operatori. Il pericolo è che la funzione di selezione, se gli editori non riusciranno a riacquisirla con credibilità dotandosi di cataloghi di elevata qualità e se resta affidata soltanto alla buona volontà delle comunità di appassionati, vada a morire, venendo soffocata dalla pura promozione.

Un ruolo importante sulla eventuale sopravvivenza della funzione di selezione, man mano che si diffonderanno le vendite su internet, lo giocheranno gli store on line indipendenti (che, come visto, in alcuni casi stanno anche diventando operatori di self-publishing, tagliando fuori dalla catena produttiva e commerciale gli editori). Pare un paradosso, ma proprio questi soggetti che non fanno selezione, se si manterranno neutrali e consentiranno meccanismi di effettiva partecipazione, votazione e recensione delle opere da parte di comunità di lettori, potranno consentire alla funzione di selezione di continuare a esistere, esaltandone fino a livelli sinora mai raggiunti la vitalità e l’efficacia.

Segue… (8° di 9 post)

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Info Sergio Calamandrei
Scrivo: vedi www.calamandrei.it Ho pubblicato due romanzi, un saggio e vari racconti che nel complesso formano il Progetto SESSO MOTORE ( www.calamandrei.it/sessomotore.htm ). Oltre a ciò, vari altri racconti. scrivere@calamandrei.it

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