#masterpiece riproduce fedelmente la realtà editoriale come vista da chi ne sta ai vertici

Ancora prima di vedere la puntata di esordio del talent letterario Masterpiece, Giampaolo Simi aveva scritto il bel post Masterpiece? Nasce superato. Dalla realtà. sul significato di questa trasmissione. Dopo aver seguito la prima puntata del talent devo dire che l’ho trovato interessante, non come spettacolo ma come documentario che fornisce un’immagine chiara e precisa di un settore su cui  mi capita spesso di fare qualche riflessione.

Masterpiece rappresenta, senza ipocrisie, il mondo dell’editoria italiana come lo vede e lo vive un grande editore (su quel che accade all’estero non ho idee altrettanto precise).

Il contenuto, il libro, conta ben poco, importa il personaggio scrittore, tanto poi gli editor sistemano tutto.

L’esordiente da lanciare ogni anno viene scelto in base alle caratteristiche che si suppone siano richieste dal mercato in quel momento. Queste caratteristiche vengono individuate mediante ricerche di mercato. Un talent, mediante l’analisi dei commenti degli spettatori o i voti espressi, può essere uno strumento ben più efficace delle ricerche del marketing per capire chi può piacere alla gente.

La funzione di selezione delle opere, forse la più importante tra quelle di un editore, è stata quella che i grandi editori hanno svolto in modo peggiore nel nostro corso degli anni distruggendo così dall’alto il prestigio dell’editore che veniva intanto minato dal basso dall’editoria a pagamento (Vedi l’ebook gratuito Le funzioni dell’editore: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più ). Masterpiece, che vorrebbe dare direttamente voce al pubblico nella scelta di cosa pubblicare, forse è un disperato tentativo di ridare un minimo di efficacia alla funzione di selezione, paradossalmente abdicando a essa e mettendo il cappello sulle scelte della gente. Magari il concetto è anche giusto, ma dovrebbero farci selezionare i contenuti (qualche operatore si sta già attivando sulla rete in questo senso) e non i personaggi-scrittori , e forse (ma su questo si può discutere) li dovrebbero far selezionare ai lettori e non ai telespettatori.

C’è chi ha scritto che Masterpiece non è letteratura; forse è il mondo editoriale italiano di vertice che non è letteratura.

 

Quanto costa leggere

Continua la pubblicazione dei post sull’editoria italiana ne LA LETTERA RUBATA.
Dato che mi pare interessante, ripropongo il post di oggi anche qui nel mio blog.

fiera

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 14
(Serie di post pubblicata nel 2007. Sull’aggiornamento dei dati vedi la premessa)


Forse può sembrare una operazione un po’ prosaica, come l’indicazione del prezzo all’etto nelle confezioni del supermercato, ma l’Istat non ha un cuore romantico, né particolare rispetto per la sacra arte della scrittura, e quindi è andata a calcolare quanto costano i libri a pagina.

Nel 2005, i libri mediamente sono costati 11 centesimi a pagina.

La Varia adulti presenta il medesimo risultato di 11 centesimi. La scolastica costa meno: 5,3 centesimi a pagina, mentre i libri per ragazzi, ovviamente, costano ben di più: 21,1 centesimi a pagina.
Ovviamente perché hanno le illustrazioni.
E ovviamente, perché tutte le cose che gli adulti comprano per i figli hanno prezzi sempre elevati, tanto i venditori sanno bene che l’istinto materno e paterno spingono con forza e travolgono spesso le considerazioni puramente economiche sul valore effettivo dei beni che compriamo ai figli.

Lasciando da parte queste riflessioni, si può notare comunque che la palma d’oro per il maggior prezzo a pagina spetta ai libri di “commercio, comunicazione e trasporti” per ragazzi, con 78,4 centesimi a pagina. Ho presente: devono essere quelli con gli animaletti che vanno sui treni, col coniglio capostazione; alcuni hanno pagine di mezzo metro quadro, ci può stare.

Passando alla Varia adulti, il prezzo a pagina più alto è quello dei libri di “Tecnologia, industria, arti e mestieri” pari a 66,3 centesimi a pagina.

I libri di avventura e gialli li tirano dietro, a 3,6 centesimi a pagina. Questo prezzo è certo influenzato dalle ristampe in edizione economica e dalla ponderosità di molte opere di autori stranieri.

Gli altri romanzi costano 6,1 centesimi a pagina, i libri di poesia 11 centesimi a pagina.

Ci si può interrogare se i 6,1 centesimi a pagina dei romanzi siano un prezzo caro o no; se leggere costi tanto o sia un divertimento economico.

A questa domanda potrei rispondere affermando, come la nota pubblicità, che certe cose non hanno prezzo.
Ma allo stesso modo mi potrebbe rispondere un appassionato di calcio, interpellato sui costi delle partite.
Dunque, provo a vederla in un modo più volgare, vilmente economico, un po’ come farebbe l’Istat.

Voi quante pagine leggete in un’ora?

È una cosa molto soggettiva.

Supponiamo leggiate, in media, sessanta pagine l’ora: in tal caso la lettura è un divertimento che vi costa 3 euro e mezzo l’ora. Meno, circa due euro, se leggete un giallo.

Costa di più andare al cinema. Costa immensamente di più andare allo stadio.

L’unico problema della lettura è che poi, mentre i soldi spesi per il cinema o la partita te li scordi, i libri ti restano in casa e se a un certo punto ti metti a scrutare la tua libreria dal punto di vista economico ti rendi conto che magari hai in casa qualche migliaio di euro di libri.

Soldi spesi bene, comunque.
E poi fanno arredamento.

(Fonte: indagine Istat sulla produzione libraria – anno 2005
alcuni dati Istat sono stati rielaborati dall’autore)

Segue…

Dati sull’editoria e sul mercato del libro

fiera
Sto ripubblicando su LA LETTERA RUBATA una serie di post dove sono esposti e commentati diversi dati sull’editoria e sul mercato del libro.

I post si possono leggere cliccando su questo tag.

Commenti, precisazioni e correzioni di eventuali imprecisioni saranno graditi, al fine di giungere, col contributo di tutti, a fornire un quadro della situazione dell’editoria il più chiaro possibile.

Alla fine della fiera del libro di Torino, un anno dopo

Si è chiusa ieri la Fiera del Libro di Torino.

Quest’anno non ce l’ho proprio fatta ad andarci.

L’anno scorso, invece, la visitai e poi scrissi una serie di post sulla Fiera, sul mercato dei libri e sui numeri dell’editoria italiana che cominciano dal post

Alla fine della Fiera (dati sul mercato del libro) – 1

Il cui incipit è:

"Alla fine della Fiera del Libro di Torino mancano ormai meno di quattro ore quando me ne vado. Sono le sei dell’ultimo giorno di Fiera, il lunedì. Quei poveracci che stanno negli stand devono tirare ancora avanti fino alle ventidue, e questo è il loro quinto giorno consecutivo.
Mentre cerco l’uscita che porta al mio parcheggio mi viene di pensare al mercato del pesce, a fine mattinata. Come le trote, anche svariati libri calano di prezzo man mano che si avvicina la chiusura. So che da un amante della letteratura ci si potrebbero aspettare riflessioni più elevate, ma le cose stanno così…."

e proseguono sotto il tag alla fine della fiera.

Per chi volesse leggersi tutto l’elaborato con comodo, ho raccolto e rielaborato la serie di post "Alla fine della Fiera" in un unico testo che ho pubblicato sul mio sito www.calamandrei.it.
Il testo lo potete raggiungere direttamente cliccando qui.

Al PISA BOOK FESTIVAL

Bel pomeriggio sabato al Pisa Book Festival, alla Fiera dell’editoria indipendente.

Ho avuto modo di incontrare vari miei colleghi che hanno pubblicato con ZONA e di confrontare le nostre esperienze, per così dire, "letterarie".

Il reading è stato divertente, anche se la Sala Shelley, dove è avvenuto l’incontro, dovrebbe essere messa nei libri di testo di Marketing come esempio di come NON deve essere inserita una sala nell’ambito di una fiera (isolata in un angolo del piazzale in un luogo dove non esiste alcun flusso di visitatori, con una porticina angusta che impediva a chi si fosse perso e stesse eventualmente passando lì davanti di dare un’occhiata all’interno).

 Al festival hanno partecipato numerosi piccoli editori ed è stato interessante avere un po’ il quadro della situazione di questo tipo di editoria.

Rispetto a Torino gli sconti e le offerte erano meno generose, ma alla Fiera del Lingotto c’ero andato l’ultimo giorno, quando c’era già aria di smobilitazione. Penso che d’ora in poi, per motivi biecamente economici, andrò soltanto agli ultimi giorni delle varie Fiere, per approfittare di eventuali saldi.

Nondimeno, sono tornato dalla Fiera con i seguenti libri:

  • Diario della paura. Da via dei Georgofili la storia di un biennio di sangue di Silvia Tessitore. Zona. Ricostruzione di un passato così vicino e così velocemente dimenticato. Ma, forse, non è ancora passato. 
  • Il ventisette di Tullio Poian. Zona. La saga dei dipendenti pubblici.
  • 9 maggio ’78. Il giorno che assinarono Aldo Moro e Peppino Impastato di Carmelo Pecora. Zona. L’autore è ispettore capo della Polizia di Stato e dirige la scientifica di Forlì. Racconta di un giorno particolarmente significativo nella storia recente del nostro Paese.
  • La Donna d’Oro di Linda Di Martino. Editrice Laurum. Un giallo ambientato nel 1884 nel Ghetto di Firenze, alla vigilia della sua distruzione.
  • I due volti della giustizia di Lorenzo Maggioni. Deinoteria Editrice. Un sostituto procuratore indaga su una falsa bomba rinvenuta alla stazione genovese di Prà. L’attualità si mescola con la fantasia.

Infine, un ringraziamento speciale a Omero che è venuto appositamente alla Fiera per farsi mettere una dedica sul mio libro.

 

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