Domenico Arturi ne La galleria del delitto

unicopeccato

Oscar Montani ha dedicato una bella scheda nella sua La galleria del delitto a Domenico Arturi, il protagonista del mio romanzo  L’UNICO PECCATO. Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze e di diversi racconti. 

Tra questi, ne segnalo uno disponibile on line: Quello sguardo languido , pubblicato su Thrillermagazine

  

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Andate tutti a Pian di Scò

Serata piacevolissima sabato 7 novembre in quel di Pian di Scò dove il sottoscritto è stato presentato da Oscar Montani nell’ambito della manifestazione AUTUNNO GIALLO: CICLO D’ INCONTRI LETTERARI CON AUTORI TOSCANI ALL’INSEGNA DEL GIALLO E DEL NOIR organizzata da BIBLON, la rete delle biblioteche del Valdarno Aretino.
 
Siamo stati accolti con la massima cortesia nella cittadina del Valdarno che ci ha messo a disposizione la bella sala del Consiglio Comunale.
Dopo essermi piazzato nel posto del sindaco, ho ascoltato con interesse Montani che ha analizzato in maniera precisa e ironica il mio romanzo L’UNICO PECCATO. AMORE E MORTE ALLA BIBLIOTECA NAZIONALE DI FIRENZE.
L’amico Oscar ha esaminato il libro dal punto di vista dei luoghi (Firenze, sia dal punto di vista topografico sia come mentalità dei suoi abitanti), delle modalità di scrittura e dei personaggi.
In particolare, Montani ha descritto il metodo d’indagine DELLA LOGICA PER FORZA utilizzato da Domenico Arturi, l’investigatore protagonista del romanzo e di vari miei racconti. Se altri detective letterari sono stati chiamati “spalatori di nuvole”, il mio è stato definito uno “spalatore di rena” ed assimilato ai vecchi renai che operavano un tempo nel greto dei fiumi. Arturi, grande macinatore di informazioni e uomo che non si formalizza affatto, avrebbe certo gradito questa definizione.

Si è parlato, poi, a lungo del lampredotto, l’alimento preferito di Arturi e ci siamo tutti molto rammaricati che Pian di Scò, peraltro paese molto grazioso, non disponga di un lampredottaio. Nessun paese è perfetto, evidentemente.
Lucia Mongelli, dell’associazione I LEGGOMANTI, ha recitato vari brani tratti dal romanzo e da un mio racconto. Alla fine, dopo alcune domande interessanti e alcune risposte che spero siano state all’altezza, i presenti hanno usufruito di un abbondante rinfresco. Tra i vari vassoi ne spiccava uno di schiacciatine imbottite di frittata contrassegnate dal cartellino “lo spuntino preferito del detective Arturi”. In realtà, nel romanzo si parlava di douchesses con la frittata, ma il pensiero è stato gradito comunque.
Una volta terminato l’incontro, le gentili bibliotecarie di Pian di Scò, Marta Masini e Sandra Gambassi, intuendo che a me e a Oscar il cibo piace parecchio, ci hanno offerto anche la cena.
Cosa si può desiderare di meglio!

Un consiglio per San Valentino

Non avrei mai pensato di suggerire l’acquisto de L’UNICO PECCATO come regalo di San Valentino, ma ci ha pensato Bettina Muller su PISA BOOK PRESS.

Tutto sommato, potrebbe essere una buona idea.

Un consiglio per S. Valentino
di Bettina Muller
 
San Valentino si avvicina… non sapete ancora cosa regalare? Il Pisa Book Press vi consiglia: 
Una storia di amore e di morte sullo sfondo della Biblioteca Nazionale di Firenze

L’UNICO PECCATO e il Metodo Arturi

Riporto quanto ho scritto nel blog di Oscar Montani che sta tentando di analizzare da un punto di vista scientifico il metodo investigativo adottato da Domenico Arturi, l’investigatore protagonista de L’UNICO PECCATO (e lo ringrazio per questo anche se mi sa che, dopo le seguenti mie precisazioni, abbandonerà disperato l’impresa) 

Qualsiasi attività investigativa consiste nelle due fasi:

a) raccolta di informazioni

b) elaborazione delle informazioni.

La prima fase può essere condotta artigianalmente o, come fanno le forze dell’ordine, adottando procedure e metodi consolidati.
La seconda, a parte i fantascientifici computer di CSI e simili, è affidata al genio umano.

Arturi si arrangia come può nel raccogliere informazioni.
Riporto due brani dell’UNICO PECCATO per illustrare due suoi modi alternativi di operare:

1) "Riflettei. Negli scritti del Berti non trovavo alcuna indicazione utile per la mia indagine. Anche il colloquio col Giacomelli era stato deludente. Avevo però in mano un nome, Marco Carboni, e un numero di telefono. Per un investigatore come me era anche troppo. Dal cognome e dal telefono risalii all’indirizzo. Dall’indirizzo allo stato di famiglia. Venticinque anni, del cancro, ed era figlio unico. Vidi che non aveva precedenti penali e che non aveva ancora fatto il militare. Controllai se avesse votato alle ultime elezioni; e aveva votato. Non aveva presentato proprie dichiarazioni dei redditi; detti un’occhiata a quelle di due anni fa dei suoi genitori. Era iscritto a Scienze Politiche; ottenni la lista degli esami che aveva sostenuto, con le date e i voti. Era quasi alla fine; aveva avuto una media non troppo buona ma comunque rispettabile. Controllai se aveva scoperti bancari rilevanti o protesti ma non trovai niente né su lui né sui suoi genitori. Dopo queste informazioni preliminari, che furono raccolte in meno di un giorno dai miei assistenti, andai a chiedere notizie più precise a un mio conoscente, di cui preferisco non fare il nome. Anche da lì non venne fuori nulla di particolare.
Una volta espletata questa mia procedura standard ero pronto per parlargli.
Ogni tanto, ho notato, partire avendo raccolto qualche piccola informazione può avvantaggiare nelle conversazioni."

2) "Riflettei che la mia visita era stata sinora un buco nell’acqua e che quell’indagine, per quanto ben pagata, stava iniziando a deprimermi. Ero a un punto morto. Accesi un’altra sigaretta. Poi il mio istinto di detective, che mi ha reso giustamente famoso nella cerchia degli investigatori privati fiorentini, anche se taluno si ostina a chiamarlo culo, mi fece prendere in mano un pacco di appunti di storia contemporanea. Proprio sul margine del primo foglio stava scritto “riunione club spostata a sabato. Sentire Marco per conferma” seguiva un numero di telefono."

Il “metodo Arturi” e Oscar Montani

Oscar Montani, oltre a varie altre cose, gestisce il blog Soft Boiled, dove spesso analizza, anche dal punto di vista teorico, i metodi di investigazione dei vari protagonisti dei romanzi gialli.

Montani ha ritenuto interessante un mio commento nel quale gli chiedevo di classificare il "metodo Arturi" che l’omonimo investigatore adotta nel mio L’unico peccato. Amore e morte alla Biblioteca Nazionale di Firenze.

E’ un metodo molto pragmatico, detto anche: "della logica per forza". Oscar Montani gli ha dedicato il post I detective devono avere un metodo?.

Il dibattito è ivi aperto.

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