INDIETRO NON SI PUO’ e il Progetto SESSO MOTORE in onda sabato su TVL

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Questo fine settimana la puntata di Giallo Pistoia sarà dedicata alla presentazione del mio romanzo Indietro non si può e del Progetto SESSO MOTORE (quattro opere di Sergio Calamandrei). Oltre a quello si parlerà delle problematiche dell’editoria, delle nuove possibilità offerte dal selfpublishing e di come il selfpublishing si differenzi notevolmente dalla Editoria A Pagamento (detto per inciso, un piccolo editore EAP è uno dei personaggio del mio giallo).

TVL trasmette sul canale 11 del digitale terrestre toscano (e in alta definizione sul 511). La trasmissione andrà in onda:

sabato 15 novembre ore 23.30

domenica 16 novembre ore 16,20

martedì 18 novembre ore 18,00

e per una settimana la puntata sarà visibile in streaming a questo indirizzo.

Giallo Pistoia è una trasmissione di TVL dedicata alla letteratura gialla appunto, curata dagli Amici del Giallo di Pistoia e condotta da Stefano Fiori e Giuseppe Previti. Noir, Thriller, Poliziesco e altre derivazioni del giallo vengono analizzate in studio con gli autori.

La trasmissione che abbiamo registrato è stata condotta da Giuseppe Previti e da Elena Zucconi.

Fanno parte dell’offerta TVL anche:
SPORTVL ( canale 193 )
TVL+1 ( canale 677 )
PTV ( canale 678 )
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L’editoria e gli scrittori del futuro – LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più – 9 di 9

LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più

 Breve guida

·        per aiutare gli scrittori a valutare con chi pubblicare

·        per assistere agli editori nell’individuazione di strategie per la sopravvivenza

Col presente post si conclude la pubblicazione delle mie riflessioni sulle funzioni dell’editore e sul futuro dell’editoria e degli scrittori. In questa pagina del mio sito potete trovare il testo completo;

il testo è stato pubblicato a puntate sul mio blog così suddiviso:

(qui la parte prima: Chi sopravvive sul mercato – Scomporre l’attività dell’editore in funzioni)

(qui la parte seconda: Le funzioni dell’editore – il miglioramento delle opere mediante l’editing)

(qui la parte terza: La produzione dell’oggetto libro)

(qui la parte quarta: L’attribuzione del codice ISBN)

(qui la parte quinta: L’assolvimento degli obblighi fiscali connessi ai libri)

(qui la parte sesta: La distribuzione dei libri)

(qui la parte settima: La promozione dei libri)

(qui la parte ottava: La selezione delle opere)

 

Parte nona (e ultima)

 Conclusioni sull’editoria e sugli scrittori del futuro

La crisi del mondo del libro è sia economica che ideologica. L’editore vende poco e si trova scavalcato e accerchiato da tanti nuovi operatori. Inoltre non è più il soggetto che ha il pallino in mano e che detta le regole. Con l’affievolirsi della sua funzione, un tempo esclusiva, di selezionatore delle opere è costretto ad interrogarsi su quale sia diventato il suo ruolo sul mercato.

La crisi colpisce anche gli scrittori. Quelli professionisti vedono ridotte le loro possibilità di pubblicazione con gli editori tradizionali che stanno tagliando drasticamente il numero delle nuove uscite. Gli scrittori professionisti devono quindi valutare se le nuove forme di autopubblicazione e l’ebook possano essere una concreta opportunità che, in qualche caso, potrebbe permettere loro addirittura di migliorare la propria posizione.

Gli aspiranti scrittori e quelli che scrivono come attività secondaria, oltre ad avere sempre meno possibilità di pubblicare in modo tradizionale, si trovano anche ad affrontare un problema di definizione del concetto di scrittore stesso. Prima uno era uno “scrittore” se pubblicava con un editore, anche se era aperta tutta la problematica connessa agli editori a pagamento. Adesso se uno pubblica col self-publishing è da considerarsi uno scrittore? Alcuni risponderanno di no, ma se il volume autopubblicato riesce a vendere un certo numero di copie cartacee o elettroniche on line e trova i suoi lettori, magari più di quelli che avrebbe avuto se pubblicato con un piccolo editore, perché il suo autore non dovrebbe essere considerato uno scrittore? E, in tal caso, c’è un numero di copie sopra il quale si è scrittori e sotto il quale non lo si è? Chi stabilisce questo numero? E se un autore diffonde gratuitamente l’ebook con la sua opera venendo letto e venendo trovato piacevole da migliaia di persone, è giusto non considerarlo uno scrittore?

Un autore è quindi uno scrittore se viene pagato per venire pubblicato? Se viene pubblicato da un editore tradizionale? Se vende? Se viene letto, anche gratuitamente?

Se la risposta alla domanda è solo la prima, allora il numero di coloro che possono essere definiti scrittori è molto minore di quello che potrebbe apparire (inoltre si potrebbe aprire anche lì un problema di quantità: se vengo pagato 1.000 euro per un romanzo su cui ho lavorato per un anno, posso davvero dire che le centinaia di ore investite su quel lavoro siano state effettivamente remunerate?).

 Tuttavia sapere se un autore è o non è anche uno “scrittore”, in realtà è solo una questione di definizione e ogni persona che scrive si darà la sua risposta. Allo stesso modo, se un autore vuole pubblicare è bene che scelga tra editoria tradizionale, self-publishing, libri cartacei o ebook, a seconda di quelle che sono le sue aspirazioni e dopo essersi chiarito bene cosa si aspetta da questa pubblicazione (vuole solo essere letto e comunicare al mondo le sue idee, vuole il suo nome su una copertina, vuole guadagnare, vuole andare in televisione?). Una volta chiarito quello che è l’obiettivo, la scelta dell’editore o dell’operatore di self-publishing dovrà essere coerente con esso. Occorrerà verificare in concreto quali delle funzioni sopra esaminate vengano effettivamente svolte da quel singolo editore o self-publisher. Questa analisi preventiva, se accurata, ridurrà il rischio che i risultati che si otterranno in termini di qualità del libro, promozione e commercializzazione, differiscano in maniera rilevante rispetto alle aspettative dell’autore. E dato che l’infelicità non è determinata da quel che si ha ma dalla discrepanza tra quel che si desidera e quel che si ha, è bene che lo scrittore che vuole essere felice abbia ben chiaro a chi si sta legando ogni volta che firma un contratto di pubblicazione.

La felicità dell’editore è invece più difficile da raggiungere. In effetti, il Self-publishing può essere un vero e proprio colpo di grazia per il settore dell’editoria tradizionale che già era in crisi di suo. Da diverso tempo gli editori erano messi in sofferenza dal grosso potere dei distributori, adesso rischiano di rimanere esclusi totalmente da una parte importante del futuro mercato del libro. Come possono reagire a questa situazione? L’analisi delle funzioni dell’editore fatta in precedenza ci fornisce alcune indicazioni. Delle sette funzioni, il self-publishing più completo, per definizione, non svolge certamente la prima, la selezione delle opere, e per ora non è particolarmente attivo nell’ultima, la promozione. La maggior parte degli operatori del self-publishing è inoltre per il momento debole nell’accesso alla distribuzione. Una strada per gli editori potrebbe quindi essere quella di puntare su queste funzioni. In particolare, poi, per i piccoli editori che hanno anch’essi difficoltà sulla promozione e sulla distribuzione (aspetti sui quali dovranno comunque combattere il più possibile) potrebbe essere importante focalizzarsi sulla selezione della loro produzione, magari specializzandosi su certe tematiche, cercando di crearsi una nicchia di pubblico che veda nel marchio di quell’editore un riferimento e una garanzia di qualità.

In generale, è sulla capacità di riappropriarsi della funzione di selezione delle opere e sullo svolgerla in maniera molto più efficace che in passato che si gioca la sopravvivenza dell’editoria tradizionale. Una volta che, tra diversi anni e con l’inerzia dovuta alla mancata dimestichezza con l’informatica di parte della popolazione, il Self-publishing avrà tolto ogni ragione di esistere agli editori a pagamento, spazzandoli via, gli altri editori non avranno più scuse. O saranno riusciti a far diventare “pubblicato da un editore” sinonimo di qualità o si estingueranno. Non sarà un risultato facile da ottenere perché a vanificare gli sforzi di tanti potrebbe bastare la scelta di alcuni grandi editori di continuare a  inseguire il pubblico abbassando il livello dei loro cataloghi. Alcuni editori dovranno quindi tentare di distinguersi dagli altri, divenendo garanti autorevoli della qualità delle proprie pubblicazioni. Arrivare tra qualche anno a ottenere quel risultato non sarà facile per grandi editori, che già adesso hanno nomi prestigiosi, e sarà ancora più difficile per editori medi e piccoli, che rischiano di non avere spalle abbastanza larghe per sopportare un così lungo e difficoltoso cammino. Ma i tempi di grande crisi possono essere anche tempi di grandi opportunità e la mia speranza è che diversi piccoli editori, sfruttando da un lato le sacche di inerzia che sempre ha il mercato e dall’altro le nuove possibilità concesse dall’evoluzione tecnologica per la pubblicazione, la distribuzione e l’attivazione di canali di contatto col pubblico, possano non solo sopravvivere, ma addirittura prosperare e contribuire a migliorare la qualità dell’offerta dei libri.

9° di 9 post –  In questa pagina del mio sito potete trovare il testo completo

La selezione delle opere – LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più – 8 di 9

LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più

 Breve guida

·        per aiutare gli scrittori a valutare con chi pubblicare

·        per assistere agli editori nell’individuazione di strategie per la sopravvivenza

(qui la parte prima: Chi sopravvive sul mercato – Scomporre l’attività dell’editore in funzioni)

(qui la parte seconda: Le funzioni dell’editore – il miglioramento delle opere mediante l’editing)

(qui la parte terza: La produzione dell’oggetto libro)

(qui la parte quarta: L’attribuzione del codice ISBN)

(qui la parte quinta: L’assolvimento degli obblighi fiscali connessi ai libri)

(qui la parte sesta: La distribuzione dei libri)

(qui la parte settima: La promozione dei libri)

 

Parte ottava

La selezione delle opere

 

Scomporre il lavoro dell’editore nelle sue varie funzioni permette di rendersi meglio conto del motivo per cui alcuni scrittori, tanti piccoli editori e altri operatori del mondo dell’editoria ce l’hanno tanto con gli Editori A Pagamento. Gli EAP, infatti, negano in modo esplicito, e direi quasi programmatico, la funzione di selezione che invece è sempre stata considerata fondamentale per definire chi sia un editore. La battaglia contro gli EAP era una battaglia che non sarebbe mai stata vinta ma che presto diverrà superata perché il diffondersi del self-publishing determinerà l’estinzione degli EAP. Era però una battaglia che forse i vari operatori del mercato della scrittura hanno diretto verso il bersaglio sbagliato. Gli EAP erano infatti un bersaglio facile ed evidente ma non sono stati loro a determinare la situazione di crisi “ideologica” della figura dell’editore, né la crisi del mercato del libro. Le vendite degli EAP hanno sempre rappresentato una frazione infima delle vendite e non sono stati certo i loro libri a togliere spazio sugli scaffali delle librerie ad altre opere più meritevoli. In realtà, la funzione di selezione delle opere è stata tradita in primo luogo dai grandi editori. La grande editoria troppo spesso ha abbassato il livello dei suoi standard di selezione per un motivo molto semplice: gli editori più importanti hanno voluto mantenere il controllo sul mercato occupando più spazio possibile e hanno presidiato questi spazi anche quando non avevano niente di valido da proporre. In altri termini: pur di togliere spazi alla concorrenza, gli scaffali nelle librerie sono stati invasi pubblicando anche opere che non erano meritevoli di selezione. Questa politica di pubblicare più titoli possibile aveva anche il vantaggio di aumentare la possibilità di pescare il jolly, ovvero il successo editoriale inaspettato. Ma le grandi case editrici, nel combattere tra loro la battaglia per avere il presidio delle librerie, hanno anche raggiunto un risultato secondario ma comunque voluto: togliere spazio a piccoli e medi editori che magari avevano idee, autori e opere valide da proporre. In questo modo ai piccoli è stata tolta, o comunque resa difficilissima, la possibilità di crescere e di affacciarsi sul mercato migliorando la qualità dell’offerta.

I grandi editori hanno tradito così la funzione di selezione semplicemente perché dovevano pubblicare la maggior quantità possibile di libri. Spinti da questa necessità, hanno cercato strade facili per ampliare le vendite e hanno quindi pubblicato libri di persone famose ma che non avevano niente da dire in campo letterario, libri di personaggi televisivi, libri che facevano appello più bassi istinti del pubblico, talvolta veri e propri libri a pagamento, se per pagamento si intende l’acquisizione di benevolenze e utilità varie. Inoltre il fatto che doveva uscire un elevato numero di novità ogni anno, pur se si sapeva in partenza che molte avrebbero venduto ben poche copie, ha consentito ai direttori editoriali di portare alla pubblicazione libri di persone che avevano come unico merito quello di far parte di certi gruppi letterari o di essere amici degli amici o di aver frequentato certe scuole di scrittura. Tutto ciò ha abbassato il livello di qualità e piacevolezza dei libri. In generale, salvo meritevoli eccezioni, i grandi editori hanno seguito una strada che si sta rivelando fallimentare. Avrebbero potuto cercare di aumentare le vendite aumentando la qualità del prodotto, rendendo così sempre più appassionante l’esperienza del leggere e facendo amare la lettura a una platea sempre più vasta di soggetti, in modo da arrivare a una crescita lenta ma costante nel tempo della base dei lettori. Hanno invece preferito prendere la scorciatoia di inseguire i “non lettori”; si è quindi sempre cercato di far acquistare “una tantum” il “libro dell’anno” a quei soggetti che normalmente non leggono. Le grandi vendite si ottengono, infatti, solo quando quelli che normalmente sono “non lettori” corrono in massa a comprare un’opera. Ma a quei “non lettori” non sono proposti dei buoni libri che li facessero innamorare della lettura come forma di divertimento e passione ma si sono offerti dei “non libri”.  Alla fine, insistendo nel cercare di vendere “non libri” a “non lettori”, gli editori si sono persi per strada i possibili e i potenziali “veri lettori”.

Quante volte è capitato a chi scrive in modo sporadico e non professionale di aprire dei volumi pubblicati da grandi editori e di pensare: “ma io scrivo meglio di questo!”. Premesso che è difficile valutare sé stessi e che gli scrittori amatoriali tendono ad avere una opinione di sé non sempre obiettiva, se la avvilente scoperta di pessimi libri nei cataloghi editoriali si verifica con una certa frequenza, appare naturale che il lettore perda fiducia nell’editore e non sia più disposto a ritenerlo legittimato a svolgere la funzione di selezionatore di talenti.

L’editore ha perso di autorevolezza proprio sulla funzione che gli è sempre stata riconosciuta come caratterizzante: la selezione delle opere. Questa autorevolezza è stata minata dall’alto, per la tendenza dei grandi editori a seguire pedissequamente i gusti del pubblico riducendo sempre più i livelli di qualità, e dal basso, per la presenza massiccia degli EAP. Fino a ora la perdita di credibilità degli editori aveva ridotto il mercato del libro ma tale mercato era comunque rimasto saldamente in mano agli editori stessi, perché senza un editore, per definizione, non si poteva pubblicare. Ma con il Self-publishing ciò non è più vero. Non esiste più una selezione delle opere “prima” della pubblicazione perché ogni opera può essere liberamente pubblicata. Una funzione, però, se ha un’utilità su un mercato, deve comunque essere svolta. Se cambiano i tempi sarà svolta in maniera un po’ diversa, e magari da soggetti diversi da quelli che la svolgevano in passato. La selezione di cosa offrire ai potenziali lettori, a questo punto, non sarà più praticata sulle opere inedite, ma su quanto già pubblicato. In realtà, visto il livello mediamente basso di quanto viene pubblicato e la vastità enorme dell’offerta di nuove uscite, questa funzione di orientamento del pubblico verso una selezione di libri, effettuata con certi criteri, è sempre esistita. E’ stata svolta da critici professionali e, in tempi più recenti, da appassionati sulla rete e da comunità virtuali di lettori. Se non effettuata in maniera disinteressata, questa funzione di indirizzo rischia di trasformarsi presto in promozione, che dovrebbe essere tutta un’altra cosa. Anche i distributori di libri cartacei sinora sono intervenuti in modo pesante nella selezione del già pubblicato e tale intervento, non facilmente percepibile dai non addetti ai lavori, è stato guidato da criteri esclusivamente commerciali. La novità vera, alla fine, è solo che editori hanno perso una funzione che era loro propria e possono soltanto cercare di riconquistarla, lottando però a questo punto con altri operatori. Il pericolo è che la funzione di selezione, se gli editori non riusciranno a riacquisirla con credibilità dotandosi di cataloghi di elevata qualità e se resta affidata soltanto alla buona volontà delle comunità di appassionati, vada a morire, venendo soffocata dalla pura promozione.

Un ruolo importante sulla eventuale sopravvivenza della funzione di selezione, man mano che si diffonderanno le vendite su internet, lo giocheranno gli store on line indipendenti (che, come visto, in alcuni casi stanno anche diventando operatori di self-publishing, tagliando fuori dalla catena produttiva e commerciale gli editori). Pare un paradosso, ma proprio questi soggetti che non fanno selezione, se si manterranno neutrali e consentiranno meccanismi di effettiva partecipazione, votazione e recensione delle opere da parte di comunità di lettori, potranno consentire alla funzione di selezione di continuare a esistere, esaltandone fino a livelli sinora mai raggiunti la vitalità e l’efficacia.

Segue… (8° di 9 post)

La promozione dei libri – LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più – 7

LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più

 Breve guida

·        per aiutare gli scrittori a valutare con chi pubblicare

·        per assistere agli editori nell’individuazione di strategie per la sopravvivenza

(qui la parte prima: Chi sopravvive sul mercato – Scomporre l’attività dell’editore in funzioni)

(qui la parte seconda: Le funzioni dell’editore – il miglioramento delle opere mediante l’editing)

(qui la parte terza: La produzione dell’oggetto libro)

(qui la parte quarta: L’attribuzione del codice ISBN)

(qui la parte quinta: L’assolvimento degli obblighi fiscali connessi ai libri)

(qui la parte sesta: La distribuzione dei libri)

 

Parte settima

La promozione dei libri

Far conoscere un libro è sempre stata la parte più difficile del lavoro dei medi e piccoli editori. I grandi editori non hanno problemi a pubblicizzare quella parte del loro catalogo che intendono spingere. Televisione, prima di tutto, recensioni, campagne massicce sulla rete e presidio militare degli spazi nelle librerie assicurano una certa conoscenza alle opere che vengono promosse. Non è detto, però, che i grandi editori intendano portare avanti con pari decisione proprio tutte le opere che pubblicano. E’ una questione di limitatezza delle risorse da dedicare alla promozione che talvolta può portare anche l’editore di primaria importanza ad abbandonare alcune delle opere pubblicate al loro destino: se le vendite iniziali sono incoraggianti, si insiste e si investe in promozione, altrimenti il libro verrà lasciato vivacchiare.

Gli editori più piccoli non dispongono invece delle risorse necessarie ad alimentare gigantesche macchine promozionali e devono per forza scegliere altre strade. Taluni riescono comunque a operare con genialità, svolgendo in modo relativamente efficace la funzione della promozione. Di solito sono soggetti che si specializzano in taluni campi specifici o che sono capaci di selezionare opere di rilevante qualità. I buoni risultati di vendite che possono raggiungere sono da considerarsi ottimi in senso relativo ma, salvo rari casi, il numero di copie che riescono a vendere è in valore assoluto trascurabile se paragonato ai livelli di vendita medi degli editori più importanti. Altri piccoli editori paiono invece rassegnati a vendere pochissime copie e talvolta sembrano considerare inutile impegnarsi più di tanto a promuovere i loro libri. Questo atteggiamento è ancora più diffuso tra Editori a Pagamento se essi sono riusciti, oltre a farsi coprire le spese di pubblicazione, anche a farsi pagare il proprio utile dall’autore; in questo caso le vendite sul mercato rappresentano per l’EAP una fonte del tutto secondaria e trascurabile dei suoi introiti.

Gli operatori del self-publishing di solito dichiarano con chiarezza che essi non si occuperanno affatto della promozione; spesso si limitano a fornire sul loro sito una vetrina per il libro e dei meccanismi per la vendita on line. Talvolta effettuano anche minime azioni promozionali, di limitata efficacia, come inserire in newsletter notizie sull’uscita dell’opera.

In generale, se un autore non pubblica con un editore importante o con un piccolo editore particolarmente attivo, la gran parte dell’onere della promozione ricade sull’autore stesso.

Lo scrittore dovrà quindi “sporcarsi le mani”, proporsi e proporre la propria opera nell’ambiente letterario in senso lato, intendendosi come tale sia quello degli addetti ai lavori che le comunità di persone interessate alla lettura. Questo tipo di attività è facilitato dal mondo di internet che offre la possibilità di entrare a far parte di comunità, tenere blog, operare su riviste e/o blog collettivi. Il mondo della rete è già inflazionato e bombardato da una miriade di proposte letterarie e sarà molto bassa la resa degli sforzi che l’autore dedica alla propria presenza su internet, ma trascurare queste forme di promozione pare ormai impossibile. Nessuno può più pensare di scrivere un libro, consegnarlo all’editore e poi disinteressarsene, tornando nella propria torre d’avorio. Non lo potranno più fare neanche gli scrittori più noti che operano con grandi editori. Occorre impiegare molte risorse del proprio tempo a farsi conoscere, sia in rete che nel mondo fisico. Essere scrittore, anche non professionista, si comporrà sempre più di due parti inscindibili: lo scrivere e il farsi conoscere. E la seconda diverrà a breve la più importante, in questo mondo dove col diffondersi del Self-publishing aumenterà sempre più il numero degli autori che si proporranno sul mercato con le loro opere.

Segue… (7° di più post)

La distribuzione dei libri – LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più – 6

LE FUNZIONI DELL’EDITORE: funzioni che funzionano ancora e funzioni che non funzionano più

 Breve guida

·        per aiutare gli scrittori a valutare con chi pubblicare

·        per assistere agli editori nell’individuazione di strategie per la sopravvivenza

(qui la parte prima: Chi sopravvive sul mercato – Scomporre l’attività dell’editore in funzioni)

(qui la parte seconda: Le funzioni dell’editore – il miglioramento delle opere mediante l’editing)

(qui la parte terza: La produzione dell’oggetto libro)

(qui la parte quarta: L’attribuzione del codice ISBN)

(qui la parte quinta: L’assolvimento degli obblighi fiscali connessi ai libri)

 

Parte sesta

La distribuzione del libro

 

In realtà, la distribuzione vera e propria del libro non la fanno gli editori ma i distributori, che sono soggetti importantissimi nel mercato del libro. A voler essere precisi si potrebbe dire che la funzione che svolge l’editore è quella di dare accesso ai canali distributivi.  

Gli editori possono essere legati a uno o più distributori. I distributori possono essere nazionali o locali e, oltre a distribuire fisicamente i libri, si occupano di promuoverli presso i librai. Naturalmente più il distributore è grande, maggiore è la sua influenza sulle librerie, con possibilità di giungere fino alla imposizione vera e propria di certi acquisti.

I grandi editori hanno facile accesso alla distribuzione; più l’editore diventa piccolo, più ha difficoltà a essere distribuito. In ogni caso, anche quando un piccolo editore ha accesso a un distributore nazionale, per lui è comunque impossibile essere presente in tutte le librerie nazionali (dovrebbe stampare un numero di copie incompatibile con le sue possibilità). Essere fisicamente presente in tutte le librerie, oltre a essere impossibile, sarebbe per lui anche inutile, dato che i libri dei piccoli editori di solito non vengono esposti di piatto negli scaffali e quindi non sono soggetti a essere acquistati d’impulso dal cliente incuriosito. I libri del piccolo editore, dunque, sono comprati da persone che li stanno specificamente cercando perché hanno già avuto notizia dell’esistenza di quell’opera. Per un piccolo editore è quindi considerato un buon risultato essere presente, sai pure in forma sporadica e a macchia di leopardo, nelle principali catene di librerie. La cosa più importante per il piccolo editore è che i suoi libri possano essere ordinabili, su richiesta dei lettori, da un buon numero di librerie che coprano vaste zone del territorio nazionale.    

Finché i libri dovevano passare per le librerie per essere venduti, i grandi editori avevano un vantaggio distributivo enorme rispetto ai piccoli editori. Man mano che si estende la rilevanza delle vendite effettuate on line, questo vantaggio si riduce perché in teoria ogni editore può vendere senza intermediazione dal suo sito ai lettori. Con il self-publishing addirittura, per certi versi, ogni autore può vendere direttamente al suo pubblico. E’ un processo simile a quello accaduto per la musica dove il web ha fornito a degli autori indipendenti la possibilità di farsi conoscere senza passare attraverso le grandi case.

Avere la possibilità di vendere e consegnare tramite internet risolve in parte il problema dell’accesso alla distribuzione. Permane però un altro aspetto su cui il piccolo è ancora perdente rispetto al grande, ed è quello della visibilità. Essere presente sulla rete, anche sugli store on line più importanti, non basta se il pubblico potenziale dell’opera non è messo in condizione di sapere che quel libro esiste. E’ lo stesso problema che i piccoli editori hanno nelle librerie fisiche, dove i loro libri non riescono a trovare posto sugli scaffali, o li attraversano veloci come meteore per poi tornare nei magazzini.

Avere una distribuzione è una condizione necessaria per vendere (se il libro non è disponibile, non può essere acquistato) ma non sufficiente. Occorre la promozione.

 

Segue… (6° di più post)

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